Campania da brividi: i luoghi più misteriosi da visitare

Ci sono luoghi in Campania dove il confine tra i vivi e i morti è sempre stato sottile. Qui l’aldilà non è mai stato un tabù, ma una presenza quotidiana, raccontata attraverso tradizioni popolari, devozioni antiche e leggende tramandate di generazione in generazione. Con l’arrivo di Ognissanti e della notte di Halloween, vi portiamo alla scoperta di quattro luoghi misteriosi tra Ischia, Napoli, l’Irpinia e il Sannio: cripte silenziose, teschi adottati come parenti, un principe tormentato dal rimorso e streghe capaci di scivolare sotto le porte. Da visitare con rispetto, e con un piccolo brivido lungo la schiena.

Con la sua storia millenaria la Campania vanta una serie di storie e leggende popolari entrate nel folklore regionale.

Se ami le storie della nostra terra, scopri anche i borghi fantasma e gli eventi della notte più paurosa dell’anno che caratterizzano il nostro territorio.

Cimitero delle Monache

Castello Aragonese, Ischia
Sotto l’antico convento delle Clarisse si apre una stanza scavata nella roccia, con una fila di sedili di pietra lungo le pareti. Quando una suora moriva, il suo corpo veniva sistemato lì, seduto, e lasciato decomporre lentamente. I sedili erano forati, così i liquidi colavano in appositi vasi. Le consorelle vive scendevano ogni giorno a pregare accanto ai corpi, per meditare su ciò che sarebbero diventate. Restavano chiuse per ore nell’aria malsana, e diverse di loro si ammalarono, alcune fino a morirne. Alla fine restavano solo le ossa, che venivano raccolte nell’ossario.

Cimitero delle Fontanelle

Rione Sanità, Napoli
In questa enorme cava di tufo riposano migliaia di resti delle vittime della peste del 1656 e del colera dell’Ottocento. Qui è nato il culto delle anime pezzentelle. I napoletani “adottavano” un teschio senza nome, lo pulivano, gli costruivano una piccola casetta e gli portavano fiori e lumini. In cambio, l’anima appariva in sogno per chiedere preghiere, a volte per dare i numeri da giocare al lotto. Se il teschio “sudava”, la grazia era vicina. Il più temuto è il Capitano: si racconta che a un giovane che lo aveva deriso si presentò il giorno delle nozze, tra gli invitati, sotto forma di scheletro. Il culto fu vietato dalla Chiesa nel 1969, ma non si è mai spento davvero. Dopo sette anni, la cava è tornata visitabile nell’aprile 2026.

Castello di Gesualdo

Gesualdo (AV)
Questo castello domina l’Irpinia ed era la dimora di Carlo Gesualdo, principe e geniale compositore di madrigali. È ricordato anche per un delitto. Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre 1590 sorprese la moglie Maria d’Avalos con l’amante a Napoli e li fece uccidere. I corpi furono lasciati esposti sulle scale del palazzo. Gesualdo si rifugiò qui, tormentato dal rimorso. La leggenda racconta che fece abbattere i boschi intorno al castello per non lasciare nascondigli ai sicari della famiglia di Maria. Si dice anche che si facesse flagellare ogni giorno dai servitori per espiare la sua colpa. E che il fantasma di Maria, nelle notti d’autunno, vaghi ancora tra Napoli e queste mura.

Rione Triggio

Benevento

Foto di Fondo ambiente

Il Rione Triggio era considerato il quartiere delle janare, le streghe della tradizione sannita. Di giorno erano donne qualunque: vicine di casa, parenti, amiche. Di notte si cospargevano di un unguento magico e recitavano una formula per volare fino al noce di Benevento, sulle rive del Sabato. Diventate leggere come il vento, entravano nelle case passando sotto le porte. Intrecciavano le criniere dei cavalli e tormentavano chi dormiva. Per difendersi bastava una scopa dietro l’uscio, o un pugno di sale sulla soglia. La janara non resisteva alla tentazione di contare fili e granelli, e l’alba la sorprendeva prima di finire. Le loro storie oggi sono raccolte a Janua, il museo delle streghe di Palazzo Paolo V.

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